Traccia dal nagualismo
L'Hack Tolteco
Database, file fantasma e la tecnologia della ricapitolazione.
Leggi originale su SubstackCome svuotare il Database del Passato
Chi si occupa di nagualismo (ammesso che ci se ne possa occupare) o più in generale di “ricerca interiore” o di “vie spirituali” tende talvolta a guardare la tecnologia con un pizzico di sufficienza. Eppure, c’è una verità molto buffa e sorprendente: l’informatica è, del tutto involontariamente, profondamente bio-ispirata. Abbiamo costruito i sistemi complessi copiando a nostra insaputa i meccanismi della nostra stessa mente e fisiologia.
Via Intenta nasce proprio come un prodotto “moderno”, fatto di codice, server e intelligenza artificiale, e questo ecosistema digitale offre un punto di vista inedito. Se smettiamo di guardare la tecnologia come un nemico e lo usiamo a nostro vantaggio, scopriamo che i computer sono uno specchio esilarante delle nostre nevrosi. Di fronte alla grande sfida della libertà personale, molto spesso l’hardware funziona benissimo: siamo noi a essere programmi obsoleti e spreconi, non il corpo.
Sia chiaro: fare il debug di se stessi non è un’operazione da due clic. Ricapitolare una vita intera è un lavoro meticoloso. Quello che segue è solo un pensiero laterale, una voluta semplificazione per giocare con questo paragone informatico; una traccia inedita sul nagualismo, pensata per sorridere e guardarsi allo specchio con occhi diversi.
1. Il Comando VACUUM e la Ricapitolazione
Nei database moderni, come il PostgreSQL che è in uso anche in Via Intenta, c’è un meccanismo subdolo chiamato MVCC. Funziona così: quando ordini al sistema di cancellare un dato, il computer in realtà non elimina un bel niente. Si limita ad appiccicare su quel file un’etichetta invisibile che dice: “Questo record è morto, ignoratelo”. Il dato però resta lì, inciso sul disco rigido (si chiama dead tuple, riga morta). E finché non fai le “grandi pulizie”, queste righe fantasma si accumulano, occupano spazio e rallentano faticosamente la lettura di ogni nuova informazione.
Dentro di noi, avviene lo stesso scherzo. In psicologia questi file residui sono ben conosciuti, anche se vengono chiamati con altri nomi e svariate sfumature semantiche (memorie somatiche, complessi irrisolti, traumi, ecc.). Pensiamo di aver “superato” un litigio, un vecchio legame o un’offesa solo perché abbiamo smesso di pensarci attivamente. Ma anche se l’evento è passato, spesso qualcosa è rimasto lì. A livello di sistema, c’è un file fantasma che continua a occupare fisicamente spazio sul disco.
Quando facciamo la Ricapitolazione, non stiamo facendo un semplice esercizio di memoria o un’astratta pratica esoterica. Stiamo lanciando il comando di VACUUM del guerriero. Nell’immaginario tolteco, si va a ritrovare l’esatta posizione del punto di unione per strappare via le nostre fibre luminose rimaste incastrate nelle altre persone, restituendo loro quelle che ci avevano conficcato addosso. Lo scopo della Ricapitolazione è riprendersi esattamente quello spazio su disco rimasto occupato. Il dato viene neutralizzato e l’energia torna libera e riutilizzabile.
2. Il Data Dump e il Dono all’Aquila (La Telemetria Obbligatoria)
Se andiamo più a fondo nella cosmogonia tolteca, incontriamo quell’indefinibile misterioso che fu chiamato l’Aquila da chi forse era un po’ suscettibile, o almeno così viene raccontata. Che la si voglia prendere come una realtà cosmologica letterale o semplicemente come una potente metafora, la sostanza non cambia: è un’istanza superiore che, alla fine della vita, si nutre delle nostre esperienze e, nel farlo, divora anche la nostra consapevolezza.
In fondo, non è un concetto così diverso da quello che le tradizioni orientali chiamano la Ruota del Samsara: finché rimani incollato al tuo “karma”, sei destinato a ripartire da zero, o, per dirla nel nostro gergo, a essere continuamente formattato e riavviato dal sistema. Ma per capire questo meccanismo in modo spietatamente pratico e moderno, forse basterebbe pensare a come funziona la nostra esistenza digitale.
Se vuoi esistere nell’”allineamento di Facebook” – ovvero, se vuoi che il tuo Punto di Unione percepisca e agisca in quella specifica realtà fatta di bacheche e interazioni – devi sottostare alle sue regole. La piattaforma ti genera un corpo digitale, un avatar capace di interagire con dati, foto e status. È l’unico veicolo che hai per muoverti in quel mondo, ma ha un prezzo: esige la tua “telemetria”. Vuole i log dei tuoi click, delle tue emozioni, dei tuoi amori e delle tue invidie.
Noi non siamo quell’avatar. Noi siamo l’utente seduto fuori, davanti allo schermo. Il nostro nucleo di consapevolezza “scende nel mondo di facebook”, si interfaccia con il sistema, ma esiste indipendentemente da esso. Il problema è che ce ne dimentichiamo; forse, è come quel sognatore che andando troppo lontano, dimentica da dove è arrivato. Ugualmente accadrebbe se, fissando il monitor troppo a lungo, ci si addormentasse e si cadesse in un sogno profondo, autoconvincendosi di essere il profilo che sta muovendo. Potremmo immaginare di aver passato così tanto tempo in quell’allineamento, difendendo quelle foto e litigando sotto quei post, che a un certo punto colleghiamo del tutto la nostra consapevolezza al profilo. Iniziamo a credere di essere quell’identità digitale. E l’inganno è fatale: se ci identifichiamo totalmente con l’avatar, nel momento in cui l’account viene chiuso, noi ci sentiamo morire.
Nella rappresentazione tolteca, l’Aquila si comporta esattamente come questo gigantesco Provider Cloud. Ci ha fornito un veicolo (il corpo) per esistere in questo specifico allineamento (la vita sulla Terra). Ma il contratto è chiaro: alla fine, lei reclama la telemetria per cui ci ha generati.
In informatica, quando un server cloud arriva a fine vita, il Provider esegue una Instance Termination. È una procedura fredda e automatica: estrae i log di utilizzo che gli servono, chiude l’account e formatta brutalmente la macchina per riutilizzare l’hardware nel grande riciclo del server. Non c’é preghiera che tenga, è tutto automatico.
Se la nostra consapevolezza è rimasta incollata all’avatar – se siamo convinti di essere la nostra “storia personale”, la nostra “forma umana”, e non vogliamo mollarla – al momento della fine del contratto veniamo trascinati via con i dati. Finiremo formattati insieme all’hard disk, e la nostra consapevolezza verrà spazzata via o comunque azzerata, o resa inaccessibile. Cosa accada di preciso, nessuno può saperlo fuori metafora.
Il trucco da hacker elaborato dagli antichi stregoni del Messico consiste esattamente in questo: tentare di scindere la consapevolezza dall’avatar prima della scadenza del contratto. Il punto cruciale, in fondo, è proprio riuscire a isolare quel nucleo di pura consapevolezza che già siamo e risvegliarlo dal sogno.
Si può suppore che esistano anche altre procedure, altri comandi o vie per effettuare questo Data Dump, ma nella tradizione tolteca la Ricapitolazione è l’eseguibile perfetto ( accompagnato da altre tecniche e pilastri ). Non è una procedura dogmatica, è un hack per ritrovare l’utente fuori dallo schermo e tornare a esserlo: se la vita è un sogno, è tornare al sognatore. La ricapitolazione significa andare nelle impostazioni, generare l’archivio ZIP con l’esportazione completa di tutte le proprie esperienze umane, dolori e memorie, e inviarlo all’Aquila in anticipo, come dono. Si sceglie di consegnare al Provider la copia di telemetria che esige prima che lei ci distrugga.
È come inviare volontariamente l’archivio dicendo: “Ecco i log di utilizzo che avevamo pattuito. Prendili, ma io non sono il mio profilo”. L’intuizione degli antichi veggenti è che l’Aquila riceva il pasto che le spetta e accetti il pacchetto dati. A quel punto, se siamo davvero riusciti a disaccoppiare in vita la consapevolezza dall’avatar, diventiamo un’anomalia. Al momento della Instance Termination, il sistema formatta la macchina per riprendersi la telemetria, ma la consapevolezza – non essendo più incollata a quei dati – potrebbe scivolare via intatta, inafferrabile e libera.
Nell’ignoto.
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Via Intenta accompagna lista, ricapitolazione e continuita quotidiana. Le tracce restano libere: lo strumento serve soltanto a non perdere il filo.